Budokon

Altra novità dal mondo del fitness , è un nuovo tipo di allenamento che si trova a metà fra lo yoga e il combattimento, direttamente dall’America giunge sino a noi :  il Budokon. Ideato e realizzato nell’99’ da Cameron Shayne, famoso maestro di arti marziali, ma la sua espansione è avvenuta quest’ultimo anno, ben dieci anni più tardi dalla sua realizzazione. Tra meditazione, yoga, pugni e calci, si sfoga tutta la rabbia repressa e si liberano corpo e mente dalla negatività, con eccellenti esiti anche per la linea: i muscoli diventano più tonici e il portamento più elegante .

Budokon è un vocabolo di derivazione giapponese che testualemente equivale a  “il cammino spirituale del guerriero”. L’ammaestramento fa quindi attinenza alle arti del combattimento ma le combina allo yoga e alla riflessione meditativa.

Una lezione di Budokon si protrae normalmente per 75 minuti, viene svolta in palestra, se e ove è possibile senza scarpe , ne calzini, ma esclusivamente a piedi nudi . Il vestiario usato per la pratica di tale sport , deve consentire all’atleta di svolgere movimenti ampi, sciolti e disinvolti, è idoneo per questo il kimono. Quando si comincia la pratica di questo tipo d’allenamento , si procede sempre con esercizi di spostamento , motilità articolare e respirazione, quindi movimenti estremamente morbidi. La respirazione è importante sia all’inizio della lezione che nel corso dell’intero allenamento, e’ il fulcro del budokon, come d’altronde lo è per lo stesso yoga.

Dagli esercizi si procede abitualmente alle pose di yoga, principalmente e soprattutto due: l’lyangar e l’Ashtanga, considerando che lo Yoga svolto e usato nel Budokon delinea alcune diversità in raffronto all’Hatha Yoga, quello più noto e svolto in Occidente.

L’lyangar è una forma di yoga che conta parecchio sull’uniformazione, ossia ogni posa (Asana) ha come scopo basilare quello di allineare in modo più rigoroso l’intero corpo. A tal proposito, nello svolgimento delle posizioni è consentito l’uso di supporti , qualsiasi genere di oggetto e supporto consono a perfezionare l’allineamento del corpo.

L’Ashtanga è bensì un tipo di Yoga più energico. Le pose sono abbondantemente morbide e congiunte le une con le altre da una cadenza quasi scenografica. Sembra quasi un danza. Il legame che tiene unite le diverse posizioni è principalmente la respirazione. la cadenza è ritmata dal lavoro di pancia e diaframma, i basilari muscoli della respirazione nell’organismo.

I movimenti più energici provenienti dal J’jutsu , dal Karate e dal Tae Kwon Do hanno il fine di alleggerire le agitazioni e ansie del corpo e potenziare l’intera muscolatura scheletrica. Durante lo svolgimento di tali movenze, viene riprodotta la lotta e ciascun partecipante deve sfidare un nemico fantastico centralizzandosi per valicare le proprie inibizioni.

Calci e pugni devono essere lanciati a vuoto o solo contro dei fantocci, mai contro persone in carne ed ossa. Ciascun movimento esige la maggiore attenzione e il maggior dominio sullo stesso, continuativamente accompagnati dalla cadenza respiratoria.

I movimenti degli arti marziali basano l’impegno sui glutei, le gambe, lombari e addome , tonificando i muscoli senza sovraccaricarli, riportando il corpo più prestante ma altresì più  flessibile. Ugualmente la postura e la schiena si servono di questo impegno, anche nelle consuete  attività giornaliere. In seguito ad una prima fase di assestamento, il fisico comincerà a cambiare le pose di relax. La lezione finale dell’ammaestramento interessa la rilassatezza per mezzo di  attività di meditazione di tipo zen.

Al termine della stessa quindi, i partecipanti siederanno a terra con le gambe incrociate, dove anche in questo stadio la respirazione ricopre un ruolo fondamentale. L’utilizzo del diaframma è importantissimo per redimere l’adeguata unione che c’è fra il corpo e la mente. Questo stadio dello schema, integra quanto compiuto prima, stabilendo le basi per il giusto riposo e ripresa fisica. Si consigliano al massimo 3 pratiche settimanali.

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